Lo specchio degli spiriti

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4–6 minuti


Lo specchio come soglia
Nella pratica esoterica lo specchio può cessare di essere semplicemente l’oggetto nel quale osserviamo la nostra immagine e diventare uno strumento di contemplazione e ascolto.
La sua funzione non è necessariamente quella di mostrarci qualcosa in maniera nitida, come farebbe un’immagine proiettata sulla sua superficie. Il lavoro con lo specchio è molto più sottile.
Si osserva.
Si attende.
Si lascia progressivamente andare la necessità di riconoscere ciò che abbiamo davanti.
Quando l’ambiente è silenzioso, la luce è tenue e lo sguardo rimane a lungo sulla superficie riflettente senza cercare ossessivamente qualcosa, possono emergere immagini, simboli, intuizioni, ricordi o sensazioni.
È ciò che nelle pratiche divinatorie viene spesso ricondotto allo scrying, l’osservazione prolungata di una superficie allo scopo di favorire una diversa forma di percezione.
E lo specchio si presta perfettamente a questa funzione proprio perché si trova simbolicamente nel mezzo: riflette il nostro mondo e contemporaneamente sembra aprirne un altro.
Per questo, quando viene destinato alla pratica spirituale, è bene che quello specchio non venga più utilizzato come un normale oggetto quotidiano.
Diventa uno specchio rituale.
Non necessariamente uno specchio nero
Non occorre possedere uno specchio particolare.
Può essere uno specchio comune, preferibilmente non troppo piccolo, che decideremo di destinare esclusivamente alla pratica. Può essere antico, moderno, semplice oppure decorato.
Esistono naturalmente strumenti specificamente utilizzati nello scrying, come gli specchi neri e gli specchi di ossidiana. La loro superficie scura facilita una contemplazione nella quale il riflesso personale diventa meno evidente e per questo sono particolarmente apprezzati.
Ma rappresentano una possibilità, non una necessità.
Ciò che rende rituale uno specchio è soprattutto la funzione che gli attribuiamo e l’uso esclusivo che decidiamo di farne.
Samhain e il mondo degli spiriti
Avvicinandoci a Samhain, il significato dello specchio diventa ancora più interessante.
Questo periodo dell’anno è profondamente legato alla memoria di coloro che sono venuti prima di noi. È il momento nel quale ricordiamo gli antenati e simbolicamente ci avviciniamo alla grande soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Comunicare con il mondo degli spiriti, tuttavia, non significa necessariamente aspettarsi una manifestazione spettacolare.
Prima ancora di parlare, bisogna imparare ad ascoltare.
Accendere una candela davanti allo specchio, pronunciare il nome di una persona che non è più con noi, ricordarla e successivamente rimanere in silenzio può essere già una pratica profondamente significativa.
Lo specchio diventa allora il luogo sul quale concentrare questo ascolto.
Ma prima di utilizzarlo possiamo prepararlo.
Possiamo, in altre parole, iniziare lo specchio alla sua nuova funzione.
I tre giorni dello specchio
Scegliete innanzitutto uno specchio.
Dal momento in cui avrete deciso che sarà il vostro strumento rituale, cercate di non utilizzarlo più per controllare il vostro aspetto o per le normali attività quotidiane.
Per tre giorni lo prepareremo alla sua nuova funzione.
Il primo giorno preparate un semplice infuso di artemisia e lasciatelo raffreddare completamente.
L’artemisia è una delle piante tradizionalmente associate al sogno, alla divinazione e alla percezione dell’invisibile. In questa pratica non deve essere bevuta: utilizzeremo semplicemente l’infuso per la preparazione rituale dello specchio.
Inumidite appena un panno pulito e passatelo delicatamente sulla superficie, naturalmente facendo attenzione che acqua e preparazioni vegetali siano compatibili con il materiale e con la cornice dello specchio.
Mentre lo fate, considerate quel gesto come qualcosa di diverso da una semplice pulizia.
State togliendo allo specchio la sua funzione precedente.
Una volta asciutto, collocatelo nel luogo che avete scelto per la pratica. Accendete davanti a esso una candela e rimanete qualche minuto in silenzio.
Non chiedete nulla.
Non cercate nulla.
Il primo giorno è dedicato alla purificazione.
Il secondo giorno tornate davanti allo specchio. Accendete nuovamente la candela e abbassate le altre luci della stanza.
Sedetevi davanti alla superficie e lasciate che lo sguardo diventi morbido. Non concentratevi sul vostro riflesso: lasciate piuttosto che progressivamente perda importanza.
Poi pronunciate:
«Ti consacro al silenzio e all’ascolto.
Che attraverso di te possa vedere ciò che deve essere visto
e comprendere ciò che deve essere compreso.»
Rimanete qualche minuto in silenzio.
Il secondo giorno è dedicato all’ascolto.
Il terzo giorno preparate nuovamente lo spazio.
Accendete la candela, sedetevi davanti allo specchio e questa volta dichiarate apertamente quale sarà, da quel momento, la sua funzione:
«Da questa notte non sarai soltanto specchio del mio volto,
ma specchio della soglia.
Mostrami ciò che mi è dato conoscere,
lascia giungere ciò che viene in pace
e custodisci il confine
tra ciò che vedo e ciò che rimane oltre.»
Poi osservate.
Senza aspettarvi necessariamente qualcosa.
Il terzo giorno è dedicato alla soglia.
Da quel momento lo specchio sarà destinato alla pratica. Quando non viene utilizzato può essere coperto con un panno, gesto che simbolicamente chiude il lavoro e separa nuovamente lo spazio rituale dalla quotidianità.
Davanti allo specchio, nella notte di Samhain
A Samhain possiamo collocare davanti allo specchio una candela e qualcosa che richiami i nostri antenati: una fotografia, un oggetto appartenuto a qualcuno, un nome scritto su un foglio o semplicemente il ricordo di una persona.
Accendiamo la candela.
Pronunciamo il suo nome.
E poi facciamo qualcosa che nella pratica spirituale è molto più difficile di quanto sembri:
rimaniamo in silenzio.
Non dobbiamo necessariamente chiedere allo spirito di apparire.
Possiamo semplicemente dire:
«Se qualcosa di te può ancora raggiungermi, io sono qui per ascoltare.»
Poi osserviamo lo specchio.
Potrebbero affiorare immagini, pensieri, ricordi o sensazioni. Potrebbe cambiare la nostra percezione del riflesso. Oppure potrebbe non accadere apparentemente nulla.
Non bisogna forzare l’esperienza.
Perché lo specchio, prima ancora di essere uno strumento attraverso il quale cercare gli spiriti, può insegnarci la disposizione necessaria per avvicinarci all’invisibile:
fare silenzio, osservare e ascoltare.
Samhain ci ricorda che la vita non comincia con noi.
Dietro ogni persona esistono nomi, volti, storie e generazioni che l’hanno preceduta.
Forse è anche per questo che lo specchio è un simbolo così potente.
Quando ci mettiamo davanti a esso crediamo di vedere soltanto noi stessi.
Ma dietro quell’immagine c’è molto di più.
E nella stagione in cui il confine si assottiglia, possiamo provare, almeno per una notte, a guardare oltre la soglia.
Amas Veritas

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