MABON – 20 SETTEMBRE

4–6 minuti

L’equilibrio d’autunno e il tempo del raccolto
Con l’arrivo dell’equinozio d’autunno, la Ruota dell’Anno raggiunge Mabon, uno dei Sabba celebrati in molte forme di neopaganesimo e stregoneria contemporanea.
È il momento in cui il giorno e la notte tornano, per un breve istante, quasi in equilibrio. Da questo momento in avanti, nell’emisfero settentrionale, le ore di oscurità prenderanno progressivamente il sopravvento su quelle di luce.
La natura cambia voce. I colori diventano più caldi, le foglie cominciano a cadere, i frutti maturi vengono raccolti e la terra lentamente si prepara al riposo.
Mabon è quindi una festa del raccolto, dell’equilibrio e della gratitudine, ma possiede anche un significato più intimo: invita a riconoscere ciò che abbiamo seminato durante l’anno e ciò che siamo riusciti a raccogliere, materialmente e spiritualmente.
Il significato spirituale
Se Ostara rappresenta il risveglio e Litha l’espansione della luce, Mabon segna l’inizio di un movimento opposto: quello verso l’interiorità.
Non bisogna però intendere il buio come qualcosa di negativo. Nella simbologia della Ruota dell’Anno, l’oscurità è anche silenzio, introspezione, riposo e trasformazione.
La terra stessa sembra suggerirci di rallentare.
È il momento di domandarci: che cosa ho raccolto? Per cosa posso essere grato? Che cosa invece è ormai giunto alla conclusione del proprio ciclo e posso lasciare andare?
Per questo Mabon può essere celebrato come un momento di ringraziamento e bilancio. Si ringrazia per ciò che abbiamo ricevuto e, contemporaneamente, si comincia a fare spazio a ciò che verrà.
I colori e le candele di Mabon
I colori tradizionalmente associati alla stagione sono quelli della terra e delle foglie autunnali: arancione, rosso, marrone, oro, giallo intenso e verde scuro.
Anche le candele possono essere scelte seguendo questo simbolismo.
La candela arancione richiama prosperità, energia e abbondanza; quella gialla o dorata rappresenta la luce del Sole e la gratitudine per ciò che abbiamo ricevuto; la rossa richiama vitalità e forza; la verde è legata alla natura, alla prosperità e alla Terra; quella marrone rappresenta stabilità, radicamento e ritorno all’essenziale.
Una semplice candela bianca può naturalmente sostituirle e diventare simbolo dell’equilibrio e della luce che continuiamo a custodire mentre ci avviciniamo alla parte oscura dell’anno.
Le erbe e le piante
Mabon è profondamente legato ai prodotti della terra e al secondo raccolto. Sull’altare possono quindi trovare posto foglie secche, ghiande, spighe di grano, mele, uva, melograni, noci e nocciole.
Tra le erbe aromatiche e rituali frequentemente associate alla stagione troviamo:
Rosmarino – protezione, memoria e purificazione. È particolarmente adatto ai rituali nei quali desideriamo ringraziare per ciò che è stato e conservarne l’insegnamento.
Salvia – purificazione, saggezza e rinnovamento. Può accompagnare il passaggio dalla stagione luminosa a quella più introspettiva.
Cannella – prosperità, calore ed energia. Richiama l’abbondanza del raccolto e può essere utilizzata nei lavori propiziatori.
Alloro – successo, protezione e realizzazione. Le sue foglie possono essere utilizzate simbolicamente per affidare al fuoco un desiderio o qualcosa che desideriamo lasciare andare.
Artemisia – intuizione, sogno e dimensione interiore. È particolarmente indicata per accompagnare il periodo dell’anno nel quale l’attenzione comincia a rivolgersi verso il mondo interiore.
Le pietre di Mabon
Anche i cristalli possono essere scelti seguendo i colori e i significati dell’autunno.
Occhio di tigre – radicamento, determinazione e forza personale. I suoi riflessi dorati e bruni ricordano perfettamente i colori della stagione.
Corniola – energia, creatività e vitalità. Il suo colore aranciato richiama il Sole autunnale e l’abbondanza.
Diaspro rosso – stabilità, forza e connessione con la Terra. È una pietra particolarmente adatta ai lavori di radicamento.
Quarzo fumé – introspezione, radicamento e rilascio. Simbolicamente accompagna bene il processo del lasciare andare ciò che non desideriamo portare con noi nella nuova stagione.
Citrino – prosperità, gratitudine e luce. Può rappresentare simbolicamente l’ultimo calore del Sole e i frutti raccolti durante l’anno.
Un semplice altare di Mabon
Per celebrare Mabon non è necessario costruire rituali complessi. È sufficiente creare un piccolo spazio dedicato all’autunno.
Una candela arancione o dorata può essere posta al centro. Intorno si possono disporre alcune foglie cadute, una mela, delle ghiande o delle noci, qualche spiga, una pietra scelta per il proprio intento e una piccola ciotola contenente le erbe associate alla stagione.
La mela possiede un simbolismo particolarmente interessante: tagliandola orizzontalmente, la disposizione dei semi forma una figura simile a una stella a cinque punte. Per questo il frutto è stato reinterpretato in diverse correnti esoteriche moderne come simbolo della natura, dei suoi cicli e dei cinque elementi.
Davanti all’altare possiamo semplicemente fermarci e pensare a tre cose per le quali siamo grati e tre cose che desideriamo lasciare andare.
È già un piccolo rito.
Entrare nel tempo del buio
Mabon ci ricorda che nessuna stagione può durare per sempre.
La natura non combatte contro il proprio cambiamento: lascia cadere le foglie, conserva ciò che è essenziale e si prepara al silenzio dell’inverno.
Anche noi possiamo fare lo stesso.
Il tempo che conduce da Mabon verso Samhain e poi verso Yule è tradizionalmente interpretato come un periodo sempre più rivolto all’interiorità. È il momento nel quale possiamo rallentare, ascoltare maggiormente l’intuizione e tornare a ciò che durante i mesi più luminosi abbiamo forse trascurato.
Mabon è dunque una soglia.
Da una parte ciò che abbiamo seminato.
Dall’altra ciò che abbiamo raccolto.
Nel mezzo, per un istante, luce e ombra si incontrano.
Ed è proprio nell’equilibrio tra le due che possiamo ritrovare noi stessi.
Buon Mabon da Amas Veritas.

Lascia un commento